giovedì, maggio 18, 2006
CONSERVATORI E NO
Ritorno a cercare di capire l'uso che viene fatto delle parole.
Si è costituito il Governo Prodi: secondo me non è il massimo che ci si può aspettare dalla vita ma, nella situazione data, merita un sei abbondante.
Ci sono competenze e anche un po' d'anima, il che non guasta, comunque è presto per esprimere un giudizio attendibile, verrà, come è giusto che sia, dalle leggi, dai fatti che riuscirà a produrre.
Questo può sembrare elementare, ma non lo è, c'è chi, munito di certezze granitiche, lo ha già bocciato dall'alto della loro, infinita, presunzione e non parlo degli esponenti dell'opposizione, che fanno il loro mestiere, ma dei commentatori politici presunti "terzi", "obiettivi".
Guardavo, ieri sera la trasmissione di Ferrara, sulla 7 ( a proposito, ma Ritanna Armeni che funzione ha, puramente estetica?) e il callido Piero Ostellino, che non riesce, come accade a tutte le persone normali , ad invecchiare, ha accusato il Governo neonato di essere "conservatore" e a riprova di questo giudizio, così severo, ha citato il fatto che un ministro ha dichiarato che il Ponte sullo Stretto di Messina ( se Dio vuole! ) non si farà.
Mi domando e vi domando, è questo il discrimine tra conservatori e non? Cioè se si costruisce un'opera inutile o quanto meno un lusso per il Sud che ha urgente bisogno d'infrastrutture minime, il completamento della Salerno-ReggioCalabria, ad esempio e una rete ferroviaria che non sia paragonabile a quella del Benin, con tutto il rispetto per il Benin, un'opera sulla quale ha già messo le mani la criminalità organizzata, con una equa distribuzione delle sfere d'influenza tra 'Ndrangheta e Mfia, in questo caso, se si procede a costruire questo monumento allo spreco si è "riformisti" e se invece si fa una seria politica d'infrastrutture si è "conservatori"?
Ma che analisi politiche ed economiche stanno alla base di questo , così apodittico, giudizio?
E ancora, se si prende a modello la Spagna, dove è stato raggiunto un accordo tra tutte le parti sociali e il Governo, per garantire la necessaria flessibilità nel lavoro e per combattere, al contempo la precarietà, si è "conservatori" mentre si è "moderni" e "riformisti" se si permette che un lavoratore resti precario a vita? Ma lo sa che significa, il signor Ostellino, essere precari senza nessuna possibilità di liberarsi di questa condizione?
E' proprio vero, il ventaglio delle opinioni è ampio e variegato, ma per favore, chiamiamo le cose col loro nome o perlomeno non trucchiamo le carte, non mi fa nessun effetto essere chiamato "conservatore", ad esempio nella difesa della Costituzione sono assolutamente "conservatore" ma non spacciamo per modernità ciò che è solo il perpetuarsi di interessi e privilegi che appartengono, questi sì, al passato.
martedì, maggio 02, 2006
QUESTO PAESE
Questo paese, l'Italia, ha vissuto per 5 anni sull'orlo di una crisi di nervi, sottoposto ai continui rilanci di Berlusconi e dei berluscones, che solo su un'idea "nevrotica" della politica potevano nascondere il loro tentativo non di governare ma di occupare, in maniera stabile e se possibile eterna, il potere.
E così siamo arrivati alle elezioni caratterizzate, fondamentalmente, da due paure, speculari, quella di chi, in questi anni si è impoverito, non solo materialmente ma anche nel suo diritto ad una piena cittadinanza e , di converso, quella di chi , aggrappato a qualche piccolo o grande privilegio, temeva di perderlo.
Siamo 60 milioni di cittadini che, forse, avrebbero bisogno di una gigantesca terapia di gruppo ma questo non è possibile e allora tutto è demandato alla capacità del governo che verrà di voltare pagina.
E' questo un compito da far tremare i polsi e credo che, per lo meno a livello inconscio, di questo vi sia consapevolezza nell'elettorato di centro-sinistra ; prova ne sia la reazione, misurata, vorrei dire consapevole, alla vittoria del 9-10 Aprile, quasi ci si rendesse conto che se è stato sconfitto il governo Berlusconi, resta, pesante come un macigno, il berlusconismo con tutto il carico di guasti che ha provocato e che sta ancora provocando nella coscienza collettiva.
Che fare? E' inutile dire che il cammino sarà lungo e pieno d'ostacoli, non è facile smantellare un blocco di potere che era giunto, ormai, alla soglia dello smantellamento delle fondamenta dello stato repubblicano, così come disegnato dalla Costituzione e impegnato a costruire un potere parallelo, basato sul consenso mediatico e su un rapporto diretto tra "Sovrano" e "Sudditi" : l'esito di questa battaglia è ancora apertissimo e una svolta cruciale sarà determinata dall'esito del Referendum sulla cosiddetta devolution.
Quello che io chiedo al governo che verrà, oggi, nell'immediato , nella consapevolezza delle difficoltà parlamentari e ai tentativi al limite dell'eversione che saranno messi in atto, sono poche cose ma secondo me essenziali : nell'ordine, un Presidente della Repubblica che sia una garanzia per i difficili anni a venire, un governo che dia, a partire dalla sua composizione , la sensazione di efficienza e serietà, al di là dei giochi e dei giochetti delle varie forze politiche e , soprattutto, segnali, inequivocabili, di equità e giustizia che, magari, non incideranno più di tanto sulla situazione sociale ed economica del nostro paese ma che indichino, chiaramente, che si volta pagina e infine un po' di coraggio nel proporre ed approvare regole, non rivoluzionarie ma tipiche di qualsiasi democrazia liberale in tema di conflitto d'interessi e di riassetto del sistema dei media.
Non è molto, ma sarebbe un buon inizio per un percorso che sarà lungo e pieno d'ostacoli.