giovedì, aprile 26, 2007
DUE NOTIZIE
Ci sono due notizie sui giornali di stamani apparentemente senza alcun nesso reciproco ma che, in realtà, hanno, al loro interno una matrice, una volontà comune: il dovere della memoria e la necessità di costruire, proprio partendo, criticamente, dalla memoria , il futuro.
La prima notizia può sembrare una bizzarria ma così non è: in Spagna su iniziativa della Escuela d'escriptura dell'Università di Barcellona, è stata lanciata una campagna per "adottare" parole castigliane che rischiano d'essere sommerse dagli anglicismi.
Le parole sono importanti, sono pietre non piume e l'uso che di esse si fa è un indice importante del grado di consapevolezza di sè o di imbarbarimento di una società: mutuare parole e concetti da culture profondamente diverse come quella americana, oggi, non è un atto di "contaminazione" positiva ma sostanzialmente è un atto di subalternità ed è importante che tra i primi ad "adottare" una parola castigliana a rischio d'estinzione ci sia Zapatero, uno che non si vergogna di chiamarsi ed essere socialista e laico e non solamente democratico.
L'altra , in realtà, è un'intervista al Corriere della Sera in cui Olga D'Antona, annuncia che lascerà i Ds e non aderirà al Partito Democratico, proprio per questa operazione di rimozione delle radici e delle culture che sta alla base della nascita di questa nuova formazione politica: anche lei dubita che Berlinguer e Craxi possano convivere nello stesso Pantheon.
Olga D'Antona non ha complessi, lei che ha subito una ferita atroce dalle Brigate Rosse, sa che essere stati comunisti o comunque nel Pci, non ha mai significato "contiguità" con la cultura di morte delle Br, ma al contrario se la democrazia italiana non ha dovuto sopportare lacerazioni ancora più profonde per mano di questi criminali è dovuto, in primo luogo all'impegno dei comunisti nelle fabbriche, nelle piazze italiane.
Olga D'Antona è una riformista, di quelli veri, come suo marito, quelli che non identificano il termine "riformismo" con "moderatismo" e qui si ritorna al valore delle parole, allo svuotamento di significato che spesso diventa stravolgimento: qui, in Italia c'è chi, a sinistra ( a sinistra?) ha paura della propria storia e delle parole che la contraddistinguono, non è un segno di modernità del sistema politico ma anzi di arretratezza come il mite Zapatero c'insegna.
venerdì, aprile 20, 2007
APPUNTO
" Se questo è il Partito Democratico al 95% sarei pronto ad iscrivermi anch'io.Ho sentito un'impostazione socialdemocratica che in alcuni punti è addirittura liberale. Sono anche d'accordo con la politica sociale di cui ha parlato il segretario dei DS."
(Silvio Berlusconi intervistato dai giornalisti a margine del Congresso di scioglimento dei DS)
Appunto. Così come nel Pantheon del neo-PD è difficile immaginare contemporaneamente Berlinguer e Craxi, molto più modestamente, tra gli iscritti, trovo un po' complicato capitare ad una assemblea di sezione avendo come vicino di sedia Silvio Berlusconi.
In realtà so bene che il Cavaliere non si iscriverà mai al PD ma so altrettanto bene che è pronto a sacrificarsi, sull'altare dell'italianità, per acquisire Telecom, con la benedizione di molti neo-Democratici.
Si realizzerà così una concentrazione di potere sul terreno delle comunicazioni che non ha uguali sul pianeta Terra, forse in qualche altra galassia si possono trovare situazioni analoghe.
Ma una volta non esisteva il conflitto d'interessi, collocato tra i primi punti del programma dell'Unione, come questione da risolvere?
Ma si sa, le cose cambiano e se ci sono mal di pancia a sinistra , chi ce l'ha si prenda un Alka Seltzer.
mercoledì, aprile 18, 2007
IL SATIRO
Provate a chiedere in giro cosa pensano, di un vecchio di 70 anni, ricchissimo, che si fa beccare , come si suol dire, con le mani nella marmellata, ovverosia a palpeggiare, tenere sulle ginocchia ragazze ventenni, tanto dotate fisicamente quanto poco dotate dal punto di vista del censo, bene, credo che la risposta sarà unanime o quasi: trattasi di un satiro, in termini meno aulici, di un vecchio porco.
Sostituite ora la definizione generica di " vecchio di 70 anni, ricchissimo", con un nome, preciso, Silvio Berlusconi, ad esempio e immediatamente troverete chi grida allo scandalo della privacy violata e magari, con aria tra il furbetto e il complice, lascia intendere che, finalmente , ritorna la "mitica" figura del latin lover, del macho, della vecchia guardia che muore ( ovvero che si fa qualche decina di migliaia di euro di lifting) ma non si arrende, cioè tutto il ciarpame del maschilismo di liivello non basso ma infimo.
E' sempre il solito discorso, un tizio qualsiasi che fa le corna in una foto di gruppo avendo da decenni superato la soglia della maggiore età è un demente, Il nostro ineffabile Silvio che fa la stessa cosa in un importante consesso politico internazionale, a 70 anni, è un simpatico giocherellone.
Per me, che, lo ammetto, non sono molto attento alle sfumature, chi approfitta , a 70 anni, della propria posizione sociale, per palpeggiare una ventenne è e sarà sempre un vecchio porco.
mercoledì, aprile 11, 2007
A CIASCUNO IL SUO PANTHEON
Ognuno ha un Pantheon personale dove colloca i suoi punti di riferimento culturali, politici, morali.
Leggo stamani sulla Repubblica che Piero Fassino colloca nel Pantheon del Partito Democratico, Bettino Craxi: questa non è una scelta personale, individuale, è, al contrario, un gesto con un grande significato politico e come tale segna un discrimine, una differenza; è una scelta pienamente legittima e anche, per alcuni versi comprensibile in una logica di unire ciò che difficilmente appare amalgamabile.
Il problema, il mio problema, che ovviamente e giustamente non arriva neanche a sfiorare Piero Fassino è che nel mio Pantheon, ad uno dei posti più importanti, insieme a Ernesto Rossi, ad Altiero Spinelli, a Lelio Basso e ad altri, c'è Enrico Berlinguer e con tutta la "creatività" politica che si può mettere in campo, dubito che nel medesimo Pantheon possano risiedere Bettino Craxi ed Enrico Berlinguer.
Per questo, anche per questo, i Pantheon , il mio( assolutamente irrilevante) e di Piero Fassino( decisivo per la politica italiana), sono molto diversi : insomma, fuor di metafora, il Partito Democratico conferma , anche nella scelta dei punti di riferimento, la sua natura: facciano pure, i miei sono altri.